Carcinoma papillare tiroideo: sintomi, diagnosi e tecniche chirurgiche

carcinoma papillare tiroideo
Il carcinoma papillare tiroideo è la forma di tumore alla tiroide più comune e con prognosi migliore: scopriamo l'iter diagnostico e terapeutico, con un'analisi delle tecniche chirurgiche.

Indice

Il carcinoma papillare tiroideo (PTC) è la forma di carcinoma differenziato della tiroide (DTC) più comune, riscontrabile nel 90% delle diagnosi: il restante 10% nell’incidenza complessiva è rappresentato dal carcinoma follicolare tiroideo (FTC) e dal carcinoma midollare.

Il carcinoma papillare tiroideo

carcinoma papillare tiroideo

È la forma più comune di carcinoma differenziato, anche quello con prognosi migliore, soprattutto se identificato nelle prime fasi: il carcinoma follicolare tiroideo, infatti, mostra un andamento più aggressivo, risultando comunque trattabile.

I sintomi del carcinoma papillare tiroideo

carcinoma papillare tiroideo sintomi

Il carcinoma papillare tiroideo è nella maggior parte dei casi asintomatico.

I sintomi si manifesta soprattutto nelle forme in stadio avanzato con la compressione delle strutture adiacenti, causando:

  • disfonia: difficoltà nella produzione vocale;
  • disfagia: problemi durante la deglutizione;
  • dispnea: respirazione difficoltosa e affannosa.

Il nodulo presenta in genere dei contorni irregolari, mostrandosi particolarmente duro al tatto e indolore: un sospetto clinico che suggerisce la malignità del nodulo può essere la presenza di linfonodi laterocervicali:

  • aumentati di dimensioni;
  • palpabili,
  • ugualmente duri;
  • indolori.

Questo può significare che il carcinoma papillare tiroideo abbia già dato localizzazioni metastatiche ai linfonodi del collo: generalmente tende alla localizzazione limitata al collo e solo dopo molto tempo può interessare altri organi, per cui il trattamento mirato è generalmente efficace.

La diagnosi

La diagnosi di carcinoma papillare tiroideo può essere effettuata con due esami specifici:

  • l’ecografia della tiroide;
  • l’agoaspirato.

Ecografia tiroidea

ecografia tiroide

L’ecografia tiroidea serve per studiare:

  • la forma;
  • la struttura:
  • le dimensioni,

della ghiandola in questione, permettendo il riscontro dei noduli benigni o maligni: questo esame diagnostico, tuttavia, non restituisce informazioni sulla natura, che va accertata con l’agoaspirato.

Agoaspirato tiroideo

agoaspirato tiroide

L’agoaspirato è una metodica minimamente invasiva che consente di prelevare cellule tiroidee per la successiva analisi citologica.

Per questo motivo, il prelievo viene effettuato con un ago sottile, che non richiede anestesia: solitamente viene effettuato sotto guida ecografica, in modo da riuscire a prelevare campioni cellulari anche da noduli clinicamente non palpabili, aumentandone l’efficacia diagnostica.

Trova, quindi, indicazione:

  • nei noduli in accrescimento progressivo;
  • nei noduli sospetti riscontrati con l’ecografia;
  • nei soggetti con noduli ad alto rischio di carcinoma.

Il trattamento del carcinoma papillare tiroideo

Il trattamento d’elezione in caso di diagnosi di carcinoma papillare tiroideo è la tiroidectomia, la cui estensione può essere modulata sulla base di determinate caratteristiche.

Oggi l’estensione della tiroidectomia nel caso di carcinoma tiroideo è materia di intenso dibattito scientifico.

La tiroidectomia può essere:

  • totale;
  • parziale;
  • tradizionale;
  • mini-invasiva diretta (MIT);
  • mini-invasiva videoassistita (MIVAT),

e necessita in primo luogo di un’analisi attenta della condizione del paziente.

Nei casi in cui sia accertato un coinvolgimento dei linfonodi laterocervicali, si procede contestualmente con una linfadenectomia, ovvero la rimozione delle stazioni linfonodali di uno o di entrambi i lati del collo.

Ogni intervento, ad ogni modo, prevede un’incisione alla base del collo variando:

  • nella tecnica, chirurgia mini-invasiva o tradizionale;
  • nell’ampiezza dell’accesso per il trattamento.

Tiroidectomia totale tradizionale

tiroidectomia totale

La tiroidectomia totale tradizionale è un intervento preso in considerazione nei casi di gozzo di notevoli dimensioni o carcinoma papillare tiroideo con interessamento dei linfonodi laterocervicali.

L’intervento in questione prevede una cervicotomia, l’incisione alla base del collo in sede anteriore, di circa 10 cm per permettere la rimozione agevole sia della tiroide che dei linfonodi.

Tiroidectomia mini-invasiva (MI)

Come già detto prima, anche la tiroidectomia mini-invasiva prevede un’incisione alla base del collo (cervicotomia), ma di dimensioni ridotte, compresa tra i 3 e i 4 cm.

Le indicazioni chirurgiche risultano essere le stesse della tiroidectomia tradizionale, con diversi vantaggi:

  • impatto estetico migliore (la cicatrice è meno visibile);
  • recupero post-operatorio più rapido;
  • minor fastidio nella zona nel post-operatorio.

Tiroidectomia mini-invasiva videoassistita (MIVAT)

mivat tiroide

La MIVAT riduce notevolmente l’impatto estetico della cervicotomia, in quanto l’incisione (di massimo 3 cm) permette l’accesso dello strumentario necessario e della telecamera.

L’uso della telecamera consente una visualizzazione accurata della tiroide, offrendo possibilità di manovra particolarmente precise e minor danno alle strutture adiacenti.

L’indicazione ideale per la MIVAT è l’asportazione parziale della ghiandola in caso di nodulo tiroideo benigno: può comunque trovare applicazione nel trattamento del carcinoma papillare tiroideo, soprattutto nei suoi primissimi stadi.

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