Ipertiroidismo: sintomi, cause e intervento chirurgico

ipertiroidismo
L’ipertiroidismo è caratterizzato da un aumento eccessivo di ormoni tiroidei: scopriamo i sintomi, le 3 cause principali, la terapia con iodio 131 e l'intervento chirurgico.

Indice

L’ipertiroidismo è una condizione caratterizzata da un aumento eccessivo di ormoni tiroidei nell’organismo: questo eccesso si palesa con una serie di sintomi peculiari, che non vanno ignorati.

L’ipertiroidismo

Ipertiroidismo

Le cause che possono portare a questa condizione sono diverse e il trattamento d’elezione per la risoluzione è generalmente l’intervento chirurgico, effettuabile nella maggior parte dei casi con tecniche mini-invasive.

I sintomi dell’ipertiroidismo

ipertiroidismo sintomi

I sintomi dell’ipertiroidismo sono variegati, manifestandosi con:

  • perdita di peso anche seguendo una dieta regolare;
  • ipertensione arteriosa;
  • tachicardia e aritmia;
  • iperidrosi: sudorazione eccessiva;
  • vampate di calore;
  • ansia;
  • nervosismo;
  • insonnia;
  • tremore alle mani;
  • movimenti intestinali frequenti e diarrea;
  • in alcuni casi, aumento di volume della tiroide (gozzo);
  • alterazioni del ciclo mestruale.

Le cause di ipertiroidismo

Le cause che possono portare ad un’iperattività della tiroide sono diverse; tra queste si annoverano:

  • il morbo di Basedow-Graves;
  • il gozzo multinodulare tossico;
  • il nodulo tiroideo tossico singolo: l’adenoma di Plummer.

Morbo di Basedow-Graves

morbo di basedow

Il morbo di Basedow-Graves, anche chiamato morbo di Graves o gozzo tossico diffuso, è la forma di ipertiroidismo più frequente, caratterizzata da un’eccessiva produzione di anticorpi che stimolano il recettore del TSH, l’ormone tireostimolante.

È una patologia autoimmune e con una predisposizione genetica e può associarsi a:

  • artrite reumatoide;
  • diabete di tipo 1;
  • familiari affetti dal morbo di Graves.

Oltre alle manifestazioni sopra elencate, il morbo di Basedow-Graves mostra sintomi oculari caratteristici, come:

  • diplopia (visione doppia);
  • lacrimazione e irritazione degli occhi;
  • protrusione dei bulbi: esoftalmo o oftalmopatia di Graves.

Quest’ultima condizione, se non trattata, può portare a danni alla retina e al nervo ottico.

Il fumo, inoltre, sembra essere un fattore predisponente.

Gozzo multinodulare tossico

gozzo multinodulare tossico

Il gozzo multinodulare tossico è caratterizzato da un aumento di volume della tiroide, dato dalla produzione continua di TSH per aumentare la captazione dello iodio.

È frequente, infatti, nelle zone in cui lo iodio è carente, come ad esempio in alta montagna.

La produzione eccessiva cronica di TSH porta alla crescita anomala della ghiandola, che di conseguenza aumenta la secrezione da parte dei noduli di:

  • triiodotironina (T3);
  • tiroxina (T4).

Se tale meccanismo non viene compensato nel tempo, si perde il meccanismo di feedback e la ghiandola assume la sua autonomia funzionale.

Può essere controllato solo con farmaci antitiroidei o con l’intervento chirurgico

Nodulo tiroideo tossico singolo (Adenoma di Plummer)

L’aumentata funzione dell’ormone tiroideo può essere data dalla presenza di un solo nodulo, detto anche “ nodulo caldo”, ovvero che secerne in autonomia T3 e T4: generalmente benigni, i noduli tiroidei secernenti, chiamati adenomi, possono essere riscontrati singolarmente o in gruppi.

In quest’ultimo caso si parlerà di gozzo multinodulare tossico).

La diagnosi

La diagnosi di ipertiroidismo richiede in primo luogo il dosaggio ematico degli ormoni T3 e T4.

Un’attenta visita tramite la palpazione deve essere eseguita per identificare noduli tiroidei palpabili.

Per identificare con precisione eventuali noduli non palpabili, si ricorre all’ecografia della tiroide, utilizzata anche come guida per l’agoaspirato, utile per comprendere la natura dei noduli.

Si ricorre inoltre alla scintigrafia con iodio 131 per confermare l’eventuale autonomia funzionale dei noduli tiroidei: lo stesso isotopo viene, inoltre, usato a scopi terapeutici in dosi maggiori.

TAC e risonanza magnetica hanno un utilizzo limitato, principalmente indicate per comprendere il grado di compressione tracheale in caso di gozzo e per la valutazione  dell’estensione retrosternale dello struma tiroideo nei casi di gozzi immersi.

La cura dell’ipertiroidismo

Il trattamento d’elezione in caso di ipertiroidismo è la tiroidectomia:

  • parziale;
  • totale.

In caso di rimozione completa della ghiandola, il paziente dovrà assumere a vita ormoni tiroidei.

Nei pazienti che non possono essere sottoposti ad intervento chirurgico per elevati rischi peri-operatori, o nei pazienti che rifiutano il trattamento chirurgico, si può fare ricorso alla radioterapia con iodio 131.

Tiroidectomia

tiroidectomia

Come già anticipato, la tiroidectomia consiste nella rimozione totale o parziale della tiroide.

È un intervento considerato sicuro, che può essere effettuato con tre tecniche differenti:

  • tradizionale o “a cielo aperto”, in cui viene effettuata una cervicotomia superiore ai 10 cm;
  • mini-invasiva, con un’incisione di 3 cm;
  • MIVAT, con un’incisione compresa tra i 2 e i 3 cm e con l’utilizzo di una videocamera operatoria e strumenti particolari.

La tiroidectomia tradizionale, maggiormente invasiva, viene indicata solo in caso di gozzo di dimensioni notevoli.

MIVAT

mivat tiroide

Nella maggior parte dei casi, comunque, si può procedere con tecnica mini-invasiva o con la MIVAT: quest’ultima, inoltre, vede applicazione anche nel carcinoma papillare tiroideo di piccole dimensioni.

Va sottolineato, inoltre, come la minor invasività di questi interventi permetta un recupero post-operatorio più veloce e meno doloroso, offrendo risultati estetici particolarmente apprezzati dai pazienti: la cicatrice chirurgica, infatti, risulta ridotta e meno visibile.

Terapia con iodio 131

iodio 131

Lo iodio 131 è un isotopo radioattivo che permette di distruggere selettivamente le cellule tumorali tiroidee: trova indicazione soprattutto per quanto riguarda le neoplasie tiroidee, in quanto elimina le metastasi e i tessuti residui dopo l’intervento chirurgico.

Questo tipo di trattamento non può essere effettuato nelle donne in gravidanza o durante la fase di allattamento.

La terapia con iodio 131, ad ogni modo, non è immediata: in un primo momento l’assorbimento dell’isotopo da parte della ghiandola sarà maggiore, per cui sarà possibile un aumento della sintomatologia correlata all’ipertiroidismo.

La condizione, comunque, tenderà a risolversi dopo 2 – 3 mesi: dopo questo lasso di tempo, se le dosi di T3 e T4 non diminuiscono, può essere presa in considerazione un’ulteriore dose di iodio 131.

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