Noduli tiroidei: sintomi, diagnosi differenziale e cure

noduli tiroidei
I noduli tiroidei sono spesso benigni e asintomatici, danno però dei segnali: ecco a quali prestare attenzione, quali esami fare e come curarli.

Indice

I noduli tiroidei

noduli tiroidei

I noduli tiroidei sono delle crescite anomale circoscritte del tessuto cellulare della tiroide.

Per quanto la convinzione comune associ la formazione di noduli al cancro della tiroide, questi risultano essere maligni sono nel 10% dei casi.

Anche se i dati a supporto suggeriscono che la maggior parte dei noduli che vengono a formarsi in questa ghiandola siano di natura benigna, è bene presentare il proprio caso per una valutazione clinica specifica, al fine di una diagnosi corretta.

I sintomi dei noduli tiroidei

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I noduli tiroidei generalmente sono asintomatici, specie quando sono di piccole dimensioni: questi, infatti, non alterano la funzionalità tiroidea in quanto non producono ormoni.

Tuttavia, è molto importante accertare il funzionamento della tiroide dopo la scoperta del nodulo, per poter predisporre il trattamento più adeguato e meno invasivo possibile.

Le cause

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Non sono chiare le cause di insorgenza dei noduli alla tiroide: tuttavia, diversi studi hanno trovato una correlazione con l’esposizione del/la paziente in giovane età a radiazioni ionizzanti al collo.

La radioterapia effettuata in età adolescenziale, dunque, sembra essere un fattore di rischio: per lo stesso motivo si sconsiglia di effettuare durante la fase di accrescimento delle tomografie computerizzate (TC) o delle radiografie, soprattutto se interessano il collo.

Per quanto siano radiazioni mediche e controllate, il corpo le assorbirà comunque.

Anche la familiarità al tumore della tiroide, specialmente se riguarda parenti stretti, è stata identificata come fattore di rischio predisponente.

La diagnosi

Visita specialistica

La diagnosi di nodulo della tiroide prevede in primo luogo l’anamnesi del paziente, per cui va analizzata la storia clinica nel dettaglio indagando su:

  • eventuale esposizione a raggi ionizzanti durante l’infanzia e l’adolescenza;
  • familiarità di tumore alla tiroide;
  • disfonia (alterazione della voce) di recente insorgenza (correlata maggiormente, ma non esclusivamente, con il carcinoma o con noduli benigni di grandi dimensioni);
  • eventuale sintomatologia imputabile all’aumento di funzionalità della tiroide (ipertiroidismo).

In questo ultimo caso, saranno riscontrabili:

  • una perdita di peso senza aver cambiato abitudini alimentari;
  • un aumento della sudorazione;
  • intolleranza al caldo;
  • irregolarità mestruali;
  • diarrea.

Ecografia noduli tiroidei

ecografia noduli tiroidei

Il nodulo può essere individuabile tramite palpazione: in seguito il medico può chiedere l’esecuzione di un’ecografia della tiroide.

Esame TSH

Successivamente si fa ricorso al test dell’ormone stimolante la funzionalità tiroidea (TSH) e in caso la sua produzione risulti soppressa, si ricorre alla scintigrafia che potrà rivelare la presenza di “noduli caldi” che presentano una forte risposta ai radionuclidi.

Generalmente questi noduli sono di natura benigna.

Agoaspirato tiroideo

In caso non si presenti un’alterazione della funzionalità tiroidea si ricorre alla biopsia con agoaspirato per analizzare le cellule del nodulo: quando questo risulta essere liquido, si parla di cisti tiroidea.

Questo ultimo esame sarà, infine, utile per comprendere la natura del nodulo (benigno o maligno).

La cura dei noduli tiroidei

Il trattamento dipende dalla natura e dalle dimensioni del nodulo individuato.

Per questo motivo il processo diagnostico è molto importante, proprio per poter identificare dal principio la procedura più adeguata.

Osservazione

Nel caso in cui il nodulo benigno non alteri la produzione degli ormoni tiroidei, si procede con l’osservazione e il monitoraggio della condizione nel tempo, esaminando i valori ematici riguardanti l’attività della tiroide.

In caso di ipertiroidismo si normalizzano i valori con la terapia con farmaci tireostatici tipo il metimazolo, che agisce selettivamente e inibendo la trasformazione dello iodio inorganico in organico, meccanismo svolto dall’enzima tireoperossidasi: può essere anche utilizzato come terapia preparatoria alla tiroidectomia.

Intervento chirurgico

mivat tiroide

La moderna chirurgia endocrina si rivolge ora, come non mai, verso una direzione meno demolitiva nei confronti della tiroide, che nella maggior parte dei casi di rimozione dei tumori, prevedeva l’asportazione totale di questa importante ghiandola.

Le lesioni tumorali più piccole, quando possibile, possono prevedere solo l’asportazione parziale della tiroide, mantenendo metà della ghiandola tiroidea (tiroidectomia parziale).

Le possibilità chirurgiche sono aumentate nel tempo, permettendo di affrontare il trattamento del tumore alla tiroide con un’aggressività minore nei confronti dei tessuti coinvolti (non solo la tiroide, dunque, ma anche i muscoli del collo) e con un risultato estetico molto più apprezzato rispetto al passato.

L’intervento viene indicato nei seguenti casi di:

  • tumore benigno associato a ipertiroidismo, che non risponde alla terapia con iodio 131;
  • tumore benigno che non altera la funzione della tiroide, ma che rende difficile la deglutizione e la respirazione;
  • tumore maligno.

Nei casi di tiroidectomia totale, la rimozione completa della tiroide porta a ipotiroidismo, per cui sarà necessaria una terapia ormonale sostitutiva da portare avanti per il resto della vita: diversamente, la tiroidectomia parziale permette di mantenere la funzionalità tiroidea e di non presentare grandi cicatrici post-operatorie, soprattutto se effettuata con tecnica mini-invasiva MIVAT.

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