L’adenoma di Plummer: sintomi, cause, diagnosi e cura

Adenoma di Plummer
L’adenoma di Plummer è un tumore benigno che ha origine dalle cellule follicolari della tiroide. Ecco i sintomi, le cause e il percorso di cure: ablazione con iodio 131 o asportazione parziale della tiroide.

Indice

L’adenoma di Plummer è un tumore benigno che ha origine dalle cellule follicolari della tiroide.

Può svilupparsi in diverse forme e risulta essere una delle cause più comuni di ipertiroidismo.

L’adenoma di Plummer

adenoma di Plummer

L’adenoma di Plummer produce in eccesso ormoni tiroidei e i sintomi caratteristici sono quelli dell’ipertiroidismo e/o sintomi da effetto massa quando l’adenoma raggiunge dimensioni superiori ai 3 cm.

È una patologia tumorale in genere benigna in cui viene identificato un nodulo che produce in eccesso ormoni tiroidei.

Altre volte possono essere più noduli a produrre in eccesso ormoni tiroidei ed in quest’ultimo caso si parla di gozzo multinodulare tossico.

morbo di Plummer

In questo caso si manifesta una sintomatologia simile al morbo di Basedow-Graves, ad eccezione della:

  • oftalmopatia infiltrativa, esoftalmo;
  • dermopatia.

Le cause

ormoni tiroidei

Le cause che possono portare alla formazione dell’adenoma di Plummer sono:

  • carenze di iodio;
  • fattori genetici.

La sua mutazione, infine, predispone l’adenoma alla secrezione eccessiva di T3 e T4, causando l’ipertiroidismo.

I sintomi dell’adenoma di Plummer

adenoma tossico di plummer sintomi

Come già anticipato, i sintomi dell’adenoma tossico di Plummer sono gli stessi del morbo di Basedow, ad eccezione di alcuni segni clinici caratteristici della malattia.

Per questo si manifesta con:

  • tachicardia;
  • aritmia che può portare a fibrillazione atriale;
  • calore eccessivo;
  • iperidrosi: sudorazione eccessiva;
  • nausea e diarrea frequenti;
  • gozzo;
  • alterazioni del ciclo mestruale;
  • perdita di peso anche seguendo un regime alimentare corretto;
  • depressione;
  • insonnia;
  • ansia ed emotività accentuate.

La diagnosi

scintigrafia tiroidea

La diagnosi di adenoma tossico di Plummer richiede diverse indagini di laboratorio, per identificare l’ipersecrezione, ovvero:

  • TSH, che risulta basso;
  • fT3 ed fT4, in dosi elevate.

Successivamente si integrano gli esami di laboratorio con un’ecografia e con una scintigrafia tiroidea.

Il trattamento risolutivo, infatti, è l’intervento di tiroidectomia, che ha l’obiettivo principale di rimuovere la neoplasia e ristabilire livelli adeguati degli ormoni tiroidei.

La cura dell’adenoma di Plummer

Un possibile trattamento per l’adenoma di Plummer è l’ablazione con basse dosi di iodio 131, che permette di evitare l’intervento chirurgico e risulta essere ben tollerato dai pazienti.

Nei casi in cui non sia possibile eseguire questo trattamento, si prende in considerazione l’emitiroidectomia, ovvero l’asportazione di un lobo della tiroide.

Ablazione con iodio 131

iodio 131

Il trattamento di ablazione con iodio 131 prevede l’assunzione di una o due compresse dell’isotopo radioattivo in questione in piccole dosi, che non recano danni all’organismo.

In questo modo, grazie alle capacità di captare lo iodio da parte della tiroide, si “distruggonoselettivamente le cellule neoplastiche responsabili dell’aumentata secrezione.

Considerando che si tratta di un trattamento radioterapico, il paziente risulterà radioattivo per 4-5 giorni, durante i quali viene ricoverato in strutture di isolamento apposite in attesa dell’abbassamento del livello di radiazioni ai limiti di sicurezza.

Anche una volta tornati a casa sarà necessario prestare attenzione per alcune settimane.

In caso di gravidanza l’ablazione con iodio 131 non può essere eseguita: si consiglia, inoltre, di evitare il concepimento per almeno 12 mesi dalla data del trattamento.

Emitiroidectomia

emitiroidectomia

L’emitiroidectomia è l’intervento di rimozione di un lobo della tiroide in cui sono presenti i noduli.

Non richiede necessariamente terapia sostitutiva a vita, come nel caso della tiroidectomia totale, in quanto viene preservata buona parte della ghiandola, che può svolgere le sue funzioni in autonomia.

Può essere eseguita con tecnica:

  • open, con una cervicotomia di 10 cm;
  • mini-invasiva, con un’incisione di massimo 3 cm;
  • MIVAT, con un’incisione di massimo 3 cm e l’utilizzo di una videocamera operatoria.

Considerando la zona di intervento, la chirurgia endocrina tende naturalmente a preferire le soluzioni dal minor impatto, sia estetico che operativo.

Per questo la MIVAT è una soluzione particolarmente apprezzata dai pazienti, in quanto l’utilizzo della videocamera permette di visualizzare accuratamente le strutture interne, con un’aggressività decisamente inferiore e un risultato estetico ottimo.

Il recupero, inoltre, è più rapido e meno doloroso, in quanto l’accesso è particolarmente contenuto.

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